Etech con i piedi per terra
Scritto da Christian Racca il 30 Mar 2007 | Categoria: Eventi e conferenze, Web 2.0
Si è da poche ore conclusa l’edizione del 2007 dell’Emerging Technology Conference qui a San Diego… dopo i numerosi post “live” di Massimo provo a tirare alcune conclusioni a caldo, riservandomi di tornare sui miei pensieri una volta riordiante le 50 pagine di appunti scribacchiati in questi 4 giorni molto intensi.
Sebbene uno degli slogan di quest’anno fosse “Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic“ ritengo che in termini di effetti speciali al limite del paranormale, l’edizione dello scorso anno abbia visto contenuti molto più forti. Per certi aspetti si poteva immaginare una simile involuzione, non capita infatti spesso di essere all’esordio di una rivoluzione quale quella introdotta dal Web 2.0 e dalle Developers Network nel 2006. A ciò vanno aggiunti la scelta di O’Reilly di suddividere gli argomenti su più conferenze (Web 2.0 Expo, Where 2.0) e alcune lacune in termini di oratori di rilievo. L’unico intervento realmente magico si è così rilevato la performance di Arthur Benjamin, in grado di calcolare a mente ed in pochi secondi il prodotto di numeri a 4 cifre nonchè di eseguire il quadrato di un numero a 5 cifre… pazzesco !!
Fatta questa premessa, il bilancio rimane comunque nettamente positivo, l’impressione è che semplicemente respirare l’aria qui all’Etech sia fonte di ispirazione per noi italiani… sempre tecnologicamente in ritardo.
Di seguito ho provato a sintetizzare alcuni dei concetti chiave che ho colto in queste sessioni, la mia speranza è ovviamente quella di poterli esplodere nei prossimi giorni… tempo permettendo.
Scaling, Scaling, Scaling Le necessità del Web attuale-futuro sembrano essere:
Il tema è fortemente sentito ed Amazon con Web Services sembra davvero aver imboccato la strada giusta vendendo potenza di calcolo virtuale e storage. Sulla stessa via, anche se ad un livello leggermente più alto, si pone Zimki, la quale rivisita il concetto di hosting proponendo un framework di sviluppo ed una piattaforma di pubblicazione perfettamente in linea con i concetti di scalabilità e costi variabili (20 minuti dall’idea alla pubblicazione online, almeno così dichiarano). Del resto l’infrastruttura innovativa di Amazon richiederebbe una serie infinita di post che sarei felice di scrivere se soltanto la documentazione fosse un po’ più ricca: i ragazzi sembrano essere piuttosto gelosi della loro tecnologia di virtualizzazione distribuita.
The Philosophy of Fun ormai pare che la chiave segreta per rendere una Web Application vincente sia quella di individuare dei meccanismi ludici al suo interno. Personalmente ritengo il discorso un po’ forzato, ma devo ammettere che la mia indole pessimistica non mi rende particolarmente obbiettivo su tale argomento. In ogni caso l’intervento di Amy Jo Kim dello scorso anno, parzialmente ripetuto e rivisitato in questa occasione, risulta quanto mai interessante e denso di spunti. Lo stesso Tim O’Reilly nel suo intervento di apertura ritiene indissolubili Web e Divertimento, quindi “have fun“.
On Line or Off Line ???: secondo gli interventi dell’anno passato il computer doveva trasformarsi in una black box con un unica applicazione: il browser; tutte le applicazioni necessarie sarebbero dovute infatti migrare sul Web. Possibile che nessuno si fosse accorto che ad oggi le occasioni in cui non siamo coperti da Wi-Fi o siamo lontani da un cavo di rete sono numerossissime. In pratica molti interventi di quest’anno raddrizzano il tiro e cercano di porre rimedio all’eccesso di euforia da intossicazione di Access Point (vedi i Foneros). Si cerca così una via di mezzo tra le Web e le Desktop application con soluzioni che permettono di lavorare in entrambi i casi, sincronizzandosi non appena si ritorna on-line. A questo proposito consiglio di leggere il post di Massimo su Apollo, in cui velatamente viene discussa la soluzione scelta da Adobe ![]()
Web 2.0 L’impressione è che la bolla (perdonatemi il termine) del Web 2.0 debba essere rigonfiata. Non è più sufficiente l’effetto drag&drop per poter classificare il proprio sito come Web2.0, e linee di codice Ajax e Javascript sono così diffuse da non destare più nessuna sorpresa o stupore. I ragazzi di O’Reilly, che il marchio Web 2.0 l’hanno coniato e registrato, sono però tutt’altro che intenzionati ad abbandonare la presa e cercano quindi di esplorare nuovi orizzonti per ridare linfa ad uno dei loro cavalli di battaglia.
Abbiamo così:
Sempre a proposito di Web 2.0, la Disney lancia il suo nuovo portale e mostra a tutti cosa significa disegnare un sito intorno all’utente e non intorno all’azienda.
In linea di massima questi erano i temi principali trattati, ho provato a condensare il tutto in un unico post sperando di fornire un quadro generale abbastanza chiaro e omnicomprensivo.
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[…] Dopo due settimane negli States, conclusi con l’eTech, la sensazione è quella di essere “updated”. Non è solo che la conferenza sia andata bene (anche se non troppo “magica”), ma che -come NON capita in Italia- si può davvero seguire ciò che accade attorno dalla viva voce dei prostagonisti. Sostituite “ho letto sul blog di tizio che parlava di Abode”, con “ho parlato con il capo progetto di Apollo”. Comunque, io le conclusioni le tirerò mentre rientro in Italia, mentre qui ci sono quelle degli unici altri italiani presenti. Cominciate dal leggere queste. […]
In termini di “Attention Economy” ritengo che una degli ambiti della conoscenza che possa supportare la definizione di adeguati strumenti di filtering ed indagine, non possa che essere la information visualization.
A tal proposito…all’eTech qualcuno ne ha parlato in merito ?
Thanks to share,
d.